La pesca a strascico sprofonda, gli stock ittici calano e di conseguenza le catture crollano, gli equipaggi percepiscono ormai meno di mille euro al mese. Sono gli effetti anche di una normativa europea che si è rivelata disastrosa per la piccola pesca, in quanto è stata calibrata a favore delle grandi barche e dei mari atlantici.

I pescatori invitano allora a tenere conto delle specificità dell'Adriatico e a mettere a punto "Piani locali della pesca". Chiedono un piano straordinario basato su premi per favorire le demolizioni di almeno il 20 per cento delle barche in esercizio in questo tratto di mare.
Se ne è parlato ieri, in un atteso incontro sulla crisi ittica e sulle prospettive di politiche comuni per uscirne, che è stato organizzato dal Pd al Palazzo del turismo.
I rappresentanti delle istituzioni presenti all'iniziativa hanno annunciato la realizzazione di una legge quadro sulla pesca prima della fine della legislatura e hanno preconizzato un "Prg" del mare Adriatico. L'assessore regionale alle Pesca, Tiberio Rabboni, ha fatto anticipazioni sul "Piano locale di pesca", da programmare già in giugno, e sul "Distretto Alto Adriatico" tra le varie regione costiere.
Il vice commissario alla Pesca della Ue, Guido Milana, ha inoltre proposto un piano specifico per "regionalizzare" l'Adriatico e stringere "accordi di pesca" con Montenegro e Albania, considerato già che la Croazia per entrare in Europa dovrà sottostare, senza deroghe e rinvii, alle regole dell'Unione.
I piani a cui si pensa, sollecitati da tempo dalle marinerie, dovranno fondarsi su scelte sostenibili per salvaguardia delle risorse e magari per il ripopolamento del mare.
Il parlamentare Sandro Brandolini ha spiegato le cause del de profundis della pesca a strascico: scarsezza del pescato, incapacità delle imprese di raggranellare reddito, caro gasolio che incide nell'ordine del 65 per cento dei costi ed è cresciuto del 30 per cento in un solo anno.
Dopo gli interventi dell'assessore provinciale e comunale alla pesca, Luciana Garbuglia e Mauro Bernieri, efficacissimo è stato quello fatto dal presidente della Cooperativa dei Pescatori di Cesenatico, Arnaldo Rossi. Davanti a una platea di oltre 150 pescatori, arrivati anche da Cattolica, Rimini, Bellaria, Porto Garibaldi-Comacchio, Goro e Chioggia, ha evidenziato gli affanni della piccola pesca e ha denunciato «una politica miope dell'Unione europea», tutta protesa a favore delle grandi barche. Una linea che ora anche il nuovo Commissario della Ue, Maria Damanaki, ha detto di non condividere.
Il responsabile nazionale Pd per la pesca, Luciano Agostini, ha dichiarato che si sta lavorando ad una legge quadro, da presentare poi a Bruxelles, in grado di avviare politiche di sostegno, superare la situazione di crisi, evitare l'eccessiva frammentazione della marinerie e dei punti di sbarco, riconvertire i sistemi di pesca, condividere politiche sull'Adriatico con i futuri stati dell'Ue, come la Croazia.
Dal vice presidente della Commissione pesca Ue, Guido Milana, si sono sentite proposte che vanno nella direzione di quanto auspicato dalla marineria. Ha sottolineato che ogni nuova politica seria sulla pesca parta deve partire dai presupposti della ecosostenibilità del mare e della redditività delle imprese, per garantire la disponibilità delle risorse e condividerle. «Dobbiamo sapere cosa vogliamo fare - ha dichiarato Milana - Dobbiamo chiarire, per esempio, se siamo disposti ad accettare le quote come già avviene per il pesce azzurro in alcuni Paesi europei. Servono anche per l'Adriatico "accordi di pesca" con Paesi quali Montenegro e Albania. Serve autoregolamentare gli spazi di pesca. C'è bisogno di ammortizzatori sociali. Ma soprattutto bisogna far sì che i pescatori si approprino della commercializzazione del prodotto, come avviene già in altri Stati europei. E occorre attrezzarsi per l'acquacoltura, da cui arriva il 35 per cento del pesce che si consuma». Infine, l'annuncio che ci si attendeva: «Occorre un Piano generale dell'Adriatico, che si accordi con quelli locali delle Regioni, preservi gli stock ittici e favorisca la riproduzione delle specie presenti».

Antonio Lombardi
Dal Corriere Romagna, sabato 28 aprile 2012

 

Questa mattina presso la sede di Via Giordano Bruno l’Associazione Confesercenti di Cesenatico ha incontrato i parlamentari Sandro Brandolini e Laura Bianconi per fare il punto sul recepimento della direttiva Bolkestein.
All’incontro, organizzato da Barbara Pesaresi, segretario di Confesercenti Cesenatico, oltre al consiglio direttivo dell’associazione erano presenti anche Simone Battistoni e Redi Gazza della Cooperativa Bagnini di Cesenatico. Il primo a prendere la parola per illustrare le problematiche principali della Direttiva Bolkestein è stato Riccardo Vincenzi, presidente regionale di Fiba Confesercenti, che ha messo in luce le preoccupazione della categoria, in primis il timore che il meccanismo dell’asta europea che entrerà in vigore nel 2016 penalizzi gli attuali concessionari che non potranno far valere, come avviene ora, il diritto di insistenza. Sia Fabrizio Albertini, presidente di Confesercenti Cesenatico, che Simone Battistoni hanno sottolineato come il clima di incertezza generi di fatto una situazione di stallo negli operatori balneari che non sapendo fino a quando potranno continuare a gestire le proprie attività hanno di fatto stoppato i progetti di sviluppo e riqualificazione.
Dalla parte dei bagnini si è schierato anche Claudio Della Pasqua, presidente regionale di Asshotel, che ha evidenziato come il turismo balneare sia strategico per tutto il settore e che un cambiamento di tipologia nell’offerta balneare si ripercuoterà sull’intero comparto. Da parte di tutti era comunque forte l’aspettativa che dalla politica venissero quelle risposte volte a tutelare un settore così importante per la nostra economia. A chi contestava l’inopportunità di dover per forza adempiere a quanto previsto dalla Bolkestein l’onorevole Sandro Brandolini ha risposto che «dalla Bolkestein non si scappa, non possiamo stare in Europa quando ci conviene e disattendere le direttive europee quando ci creano difficoltà. Il settore turistico – ha proseguito Brandolini – è importantissimo per il nostro paese e noi dobbiamo fare di tutto per tutelarlo, ma questo non potrà avvenire continuando a ricorrere al sistema delle proroghe come si è fatto sino ad ora».
Sulla necessità di un’azione rapida è intervenuta la senatrice Laura Bianconi che ha lanciato la proposta di un tavolo tecnico che elabori proposte tecniche e giuridiche da inserire all’interno della normativa di recepimento della Bolkestein e tali da salvaguardare l’attività degli operatori di spiaggia.
«Occorre però fare presto – ha precisato Bianconi – la legge comunitaria entrata in vigore all’inizio dell’anno prevede 15 mesi di tempo, ma si deve concludere l’iter entro quest’anno perché nel 2013 ci saranno le elezioni e il parlamento non sarà nelle condizioni di poter lavorare a pieno regime fino all’insediamento del nuovo governo. È importante quindi – concluso Bianconi – che si riesca a dar vita ad una sana azione di lobby che, nel rispetto delle norme europee, tuteli le peculiarità e l’unicità del nostro modello turistico».
Bianconi e Brandolini a conclusione dell’incontro hanno dato la loro disponibilità farsi parte attiva, soprattutto nel coinvolgere nell’iniziativa parlamentari di altre regioni e a presentare interrogazioni parlamentari ai ministri competenti.

30 marzo 2012

 

Passo in avanti per l’inserimento dell’area di Formignano nel Parco Museo delle Miniere di Zolfo delle Marche. La Commissione Ambiente della Camera ha accolto con voto unanime la proposta di modifica del testo di legge avanzata dall’onorevole Sandro Brandolini, che prevede l’ampliamento dell’area di competenza del Parco Museo anche alle miniere di zolfo dei Comuni di Cesena e Urbino e il cambio di denominazione in “Parco Museo delle Miniere di Zolfo delle Marche e dell’Emilia-Romagna” .
Con questo atto si apre l’iter che dovrebbe portare all’approvazione definitiva del provvedimento alla Camera, per poi passare al Senato.
È stato lo stesso onorevole Brandolini a comunicare la notizia al Sindaco Paolo Lucchi, che da consigliere regionale aveva supportato la richiesta in tal senso dell’Amministrazione comunale di Cesena portandola all’attenzione della Giunta regionale, mentre in parallelo l’onorevole Brandolini si attivava presso il Ministero dei Beni Culturali.
«È dall’ormai lontano 2006 che stiamo seguendo questo progetto – sottolineano il Sindaco Lucchi e l’onorevole Brandolini – e finalmente lo vediamo rimettersi in moto. Ottenere l’inserimento di Formignano nel Parco Museo già costituito nelle Marche non è solo un riconoscimento formale. Entrare a far parte di questo organismo, che opera con l’obiettivo di conservare e valorizzare l’eredità storica, culturale e ambientale dei siti minerari, ci fa sperare in nuove prospettive anche per il nostro Museo delle Miniere, che purtroppo negli ultimi tempi ha subito una battuta di arresto per mancanza di risorse. In questo modo, infatti, contiamo di avere maggiori opportunità nell’accesso ai finanziamenti nazionali e comunitari e, allo stesso tempo, una maggiore incisività nelle azioni di valorizzazione dei siti interessati. Non siamo ancora arrivati al traguardo, ma crediamo che ormai sia a portata di mano».
«Ringrazio l’onorevole Brandolini – aggiunge il Sindaco di Cesena – per l’impegno che ha continuato a dedicare a questo tema, e che finalmente riesce ad andare avanti anche per merito della sua tenacia».

23 marzo 2012