Brandolini: «Serve un piano di risanamento e ristrutturazione per uscire da una situazione difficile»

Il prossimo 2 settembre, alle ore 18:30, nell’ambito della Festa Nazionale tematica del Partito Democratico dedicata al mare che si terrà a Cesenatico dal 2 al 5 settembre, è in programma un importante incontro per fare il punto sulla piccola pesca a strascico praticata nell’Alto Adriatico.
«Quest’anno a Cesenatico – spiega l'on. Sandro Brandolini – il Partito Democratico ha convocato le marinerie dell’Alto Adriatico per mettere a punto le proposte necessarie per assicurare un futuro della pesca praticata nel nostro mare.»
«L'incontro di giovedì sarà un’occasione importante di confronto – prosegue Brandolini, coordinatore dell'appuntamento – che avverrà a distanza di tre mesi dall’entrata in vigore del nuovo regolamento comunitario che ha abolito la pesca a strascico entro le tre miglia dalla costa ed ha allargato la dimensione minima della maglia delle reti. Un provvedimento – spiega Brandolini – che ha messo in forti difficoltà la piccola pesca praticata nell’Alto Adriatico, portandoci ad una difficile situazione dalla quale non si esce se non con un piano di risanamento e di ristrutturazione.»
L’incontro sarà aperto dagli interventi dell’Assessore all’economia ittica della Regione Emilia-Romagna Tiberio Rabboni, del Presidente della Cooperativa Casa del Pescatore Arnaldo Rossi, dell’economista Paolo Leon e del Presidente del Centro di Ricerche Marine Attilio Rinaldi. Seguiranno i contributi di Ettore Ianì (Presidente Lega Pesca) e del direttore del Dipartimento Pesca del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Francesco Saverio Abate. Concluderà i lavori il Responsabile Pesca del Forum dell'Agricoltura del PD, on. Luciano Agostini.

31/08/2010

 

ONOREVOLE Brandolini, si vota?
«Se si voterà sarà nel 2011, per questo autunno non ci sono i tempi tecnici. E comunque vada il berlusconismo è ormai alla fine. Avevano una maggioranza così ampia da poter governare come volevano, invece non hanno fatto niente e si sono messi a litigare fra loro».
È un bene andare al voto?
«Non spetta a Berlusconi deciderlo, ma al presidente della Repubblica, lo dice la Costituzione. Vanno anche vagliate altre possibilità: c’è la crisi economica, in autunno scadono una caterva di titoli pubblici, l’instabilità è rischiosissima. Serve responsabilità: gli attacchi arroganti del Pdl e le pressioni indebite su Napolitano si commentano da soli».
E a Sandro Brandolini conviene andare alle elezioni?
«In che senso?».
Ha già fatto due mandati: potrebbe non tornare più in Parlamento.
«Non ci sarebbe problema. Anche se...»
Anche se?
«I due mandati, se si interrompesse la legislatura, li avrei fatti entrambi a metà, per la caduta del governo Prodi e di quello Berlusconi. Fossero state due legislature intere sarei il primo a dire di non volere più ricandidarmi»
Ma?
«Ma se il mio periodo parlamentare finisse per equivalere a una legislatura — sempre che si vada al voto anticipato — un nuovo mandato mi consentirebbe di completare l’opera».
Quindi cosa dirà al partito?
«Che mi rimetto come sempre alle sue decisioni e che in caso di nuove elezioni sono a disposizione».
Colozzi ha detto che è meglio amministrare la Lombardia piuttosto che fare il peone in Parlamento. Lei si sente peone?
«Mi sento uno che è stato chiamato a servire il suo Paese come parlamentare alla Camera: un grande onore e anche un grande onere perché è un mestiere che non conoscevo e che un po’ alla volta ho cominciato a imparare mettendoci impegno, scrupolo e cocciutaggine. Io vengo dalla fabbrica e la fatica non mi spaventa: il problema è incanalarla in un binario utile».
E qual è il suo binario?
«Un parlamentare di opposizione deve più che altro produrre migliorie alle proposte di legge e ai provvedimenti della maggioranza».
Ci sta riuscendo?
«Faccio parte della Commissione Agricoltura della Camera e di quella bicamerale per l’Infanzia: il mio specifico sono soprattutto i problemi dell’agricoltura. Qualcosa credo di aver portato a casa».
Ad esempio?
«Con questo Governo l’unico disegno di legge di un parlamentare di minoranza approvato all’unanimità è il mio: quello che prevede norme più certe per il rispetto delle regole di preparazione, confezionamento, conservazione e lavaggio di prodotti ortofrutticoli pronti per il consumo. Il testo deve passare all’esame del Senato, ma il più è fatto».
Agricoltura, tasto dolente. Cesena era la capitale dell’ortofrutta, ma il settore è in panne. Gli addetti si assottigliano, il futuro è sempre meno verde. Che fare?
«Il Pd ha presentato una mozione alla Camera chiedendo al Governo di farsi promotore di un’intesa che coinvolga l’intera filiera alimentare, dal produttore agricolo alla grande distribuzione organizzata, per assicurare giusta remunerazione e garantire ai consumatori sia la qualità e la provenienza dei prodotti che l’adeguatezza del prezzo».
C’è qualche altro atto palarmentare che la vede protagonista di cui va fiero?
«La riduzione dell’aliquota Inail per gli operai a tempo determinato nelle cooperative che trasformano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici. Dieci milioni di risparmio».
Cosa fa a Roma quando non è alla Camera?
«Il tempo libero è ridotto al lumicino, la giornata di lavoro scollina fino a sera. Mi concedo qualche momento conviviale con i parlamentari colleghi nelle commissioni. Quando posso mi ritaglio qualche pausa per visitare i monumenti, ma Roma è talmente ricca che ci vorrebbero tre vite».
Ha stretto amicizia con qualche big della politica?
«Ho un giro più periferico, comunque ho familiarizzato con Matteo Colannino che non è l’ultimo venuto: l’ho anche portato a Cesena a un’iniziativa del partito».
Con la Bianconi e Gozi si vede?
«Gozi ha la famiglia a Roma e abbiamo stili e orari di vita diversi. Con lui e anche con Laura ci siamo coordinati bene in alcune battaglie per il territorio come quelle del tribunale di Cesena e la logistica».
Si emoziona quando parla in aula?
«La prima volta sì: chi non andrebbe in apnea? Io però parlo sempre a braccio, mentre altri, big inclusi, leggono».
Lei dice che è il berlusconismo scivola nel baratro. E e il Pd a che punto è?
«Deve ancora crescere e si debbono amalgamare le due anime. Con la segreteria Bersani stiamo recuperando bene. Bisogna che il partito premi di più capacità e impegno rispetto alla provenienza».
I nostalgici di Prodi?
«Lui ha il copyrihgt del Pd, però ogni uomo ha la sua stagione».
Come cura il rapporto con il territorio?
«Ho un ufficio al partito in viale Bovio, quando sono a casa mi muovo molto e a Roma sono sempre in contatto con i tanti che chiamano».
Emergenze da affrontare?
«Il lavoro irregolare: serve un patto di tutti gli attori istituzionali, sociali e economici per debellare la piaga che sta aggravandosi».
Come sta andando il suo amico Paolo Lucchi?
«Ottimo sindaco, grandi capacità»
E il sindaco Balzani?
«Mi pare gli difetti una storia politica come quella di Lucchi».
Rimpiange gli anni barricadieri del sindacato?
«La Cgil è stata una scuola di vita».
Cosa ricorda di quando era operaio in un mangimificio di Longiano?
«La scoperta della politica nell’ambiente di lavoro e le dita che ho perduto in un incidente».

Intervista a cura di Andrea Alessandrini
pubblicata su IL RESTO DEL CARLINO di domenica 22 agosto 2010
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Brandolini: «Nella Finanziaria l’Agricoltura non è nemmeno citata»

Agricoltura e manovra finaziaria: dal Governo non arrivano buone notizie. Lo sottolinea il deputato Sandro Brandolini, membro della commissione Agricoltura alla Camera.
«Nella Finanziaria - sottolinea il deputato - la parola agricoltura non viene nemmeno citata nel decreto, se non in negativo per quanto riguarda i certificati verdi, rispetto ai quali pare delinearsi un ripensamento. La maggioranza delle aziende agricole è in difficoltà e non è più in grado di andare avanti. Non si chiede tanto al Governo: con poco meno di 300 milioni di euro si salverebbero dal tracollo migliaia di imprese agricole oggi in grande affanno a causa degli alti e crescenti costi produttivi e della caduta libera dei prezzi praticati sui campi».
Secondo Brandolini «basterebbe che nella manovra finanziaria venissero introdotte due misure urgenti riguardanti l'una la proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali (che scade il prossimo 31 luglio) per le aziende che operano nelle zone svantaggiate e di montagna e l'altra il ripristino del “bonus gasolio”, la cui cancellazione con la legge finanziaria del 2010 ha causato gravissimi problemi al settore delle serre riscaldate».
Se poi all’assenza totale di misure a sostegno dell’agricoltura «dovesse accompagnarsi la ventilata sanatoria degli splafonatori delle quote latte, al danno si aggiungerebbe la beffa e il Governo dovrebbe spiegare al mondo agricolo come è possibile dare ascolto ai pochi produttori di latte che hanno violato la legge mentre, fino ad oggi, è rimasto sordo di fronte alle richieste di tutte le organizzazioni del settore che da tempo sollecitano misure immediate e straordinarie per alleviare le difficoltà delle imprese agricole oneste».
«Occorre però essere consapevoli che, nella migliore delle ipotesi, la manovra finanziaria darà risposte di corto respiro se non si affronteranno i problemi strutturali della nostra agricoltura».
Se l’Italia non si doterà di una politica agricola e se non si sosterranno i processi di innovazione, aggregazione, concentrazione ed internazionalizzazione l’intero settore agro-alimentare è a rischio.
«I produttori agricoli – precisa il deputato - devono essere messi in condizione di ricavare quanto necessario per sostenere la loro attività ed un reddito sufficiente quantomeno per vivere. A tal fine è necessario che il Governo, così come abbiamo recentemente proposto come Partito Democratico con una mozione alla Camera, si faccia promotore di un'intesa che coinvolga l’intera filiera alimentare, dal produttore agricolo alla grande distribuzione organizzata, per assicurare una giusta remunerazione ed un’adeguata valorizzazione della qualità dei prodotti dell'agricoltura italiana e, nello stesso tempo, garantire ai consumatori sia la qualità e la provenienza dei prodotti che l'adeguatezza del prezzo».

Articolo a firma di Cristiano Riciputi
pubblicato sul CORRIERE ROMAGNA il 18/07/2010

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