La manovra di bilancio per il 2010 interviene in una fase economica caratterizzata dal superamento della grave recessione che ha coinvolto l’intero pianeta; la ripresa a livello mondiale è tuttavia ancora molto debole ed abbisogna di un robusto sostegno pubblico. Ciò è vero a maggior ragione in Italia, dove la caduta della produzione dovuta alla situazione internazionale è accentuata da una riduzione degli investimenti pubblici e da una diminuzione dei consumi.
L’impatto della crisi nel nostro Paese è aggravato dalla inadeguatezza degli strumenti di protezione sociale: gli ammortizzatori sociali lasciano in gran parte scoperti i disoccupati, tornati dopo diversi anni al di sopra dei due milioni di unità; gli enti locali, dal canto loro, hanno subito continui tagli ai trasferimenti statali per la spesa sociale mentre aumentano le famiglie in difficoltà e le fasce di povertà.
C’è quindi bisogno di una manovra in grado di rafforzare le misure e gli interventi a sostegno della ripresa economica e di contrasto agli effetti della crisi sul sistema produttivo e sul reddito dei lavoratori e delle famiglie.
Di tutto questo non c’è traccia nella legge finanziaria presentata dal governo alle Camere: è una Finanziaria in cui manca l’essenziale.
Se si vuole davvero intervenire per aiutare le imprese e le famiglie, la manovra deve affrontare tre questioni di fondo: la riduzione del carico fiscale dei redditi medio bassi, condizione essenziale per la ripresa dei consumi interni; deve favorire il credito alle imprese, soprattutto alle piccole e medie in forte difficoltà nel reperimento della liquidità; deve infine sbloccare gli investimenti degli enti locali che per il patto di stabilità non possono avviare opere pubbliche cantierabili, nonostante dispongano delle risorse necessarie, né pagare tempestivamente i lavori alle imprese.
Il centrodestra ha rifiutato, ancora una volta, il confronto di merito in Parlamento e ha blindato la manovra attraverso la presentazione di un maxiemendamento sul quale è stata annunciata la richiesta del voto di fiducia.
Nonostante le misure correttive e l’utilizzo di nuove risorse, derivanti dalle entrate dello scudo fiscale, non emerge quella svolta che la preoccupante situazione economico-sociale del Paese richiede.
Del resto, cosa aspettarsi da Berlusconi e Tremonti che prima hanno negato l’esistenza della crisi, poi hanno detto che era superata e che eravamo messi meglio degli altri Paesi?
In realtà in Italia solo nel 2015 il prodotto interno lordo e solo nel 2018 il reddito procapite torneranno al picco massimo raggiunto nel 2007.
Nel frattempo il deficit pubblico viaggia sopra il 5% e il debito pubblico ha raggiunto il 120% del PIL.
È tempo di costruire l’alternativa. Tocca a noi, a Pier Luigi Bersani, dare voce ai tanti che non si riconoscono nel berlusconismo ed indicare un progetto di cambiamento capace di aggregare il consenso necessario per tornare al governo del Paese.
È quanto si aspettano gli oltre tre milioni di elettori che, partecipando alle primarie, hanno dimostrato di riconoscersi nel grande progetto del Partito Democratico per far rinascere l’Italia e per costruire un futuro migliore, per tutti.

9 dicembre 2009

 

Chiusura dell'Ufficio Postale al Romagna Center, l'On. Brandolini interviene commentando la risposta di Poste Italiane alla sua richiesta di apertura pomeridiana dell'Ufficio Postale di San Mauro Pascoli

«Sono del tutto insoddisfatto della risposta che il Ministero dello sviluppo economico ha dato alla mia interrogazione sulla chiusura pomeridiana dell'Ufficio Postale di San Mauro Pascoli». Esordisce in questo modo l'On. Sandro Brandolini commentando la risposta del Viceministro allo sviluppo economico, con delega alle comunicazioni, Paolo Romani.
Lo scorso settembre l'On. Brandolini aveva chiesto al Ministero di sollecitare l'Azienda Poste Italiane a ripristinare, a seguito della chiusura dell'Ufficio Postale ubicato presso il centro commerciale Romagna Center, l'apertura pomeridiana dell'Ufficio di San Mauro Pascoli, sottolineando l'importanza per la popolazione e per le imprese di avere un servizio efficiente per tutta la giornata. La risposta di Poste Italiane è stata invece di segno opposto. Si legge infatti nella comunicazione del Viceministro che “i dati relativi ai flussi di traffico della clientela, nei primi nove mesi dell'anno in corso, hanno sinora confermato la capacità, da parte degli uffici postali limitrofi, di garantire i previsti standard di qualità”.
«Come temevo – spiega Brandolini – l'attuale apertura pomeridiana dell'Ufficio di San Mauro Pascoli serve soltanto a compensare la momentanea chiusura dell'Ufficio di Savignano sul Rubicone, che ha subito gravi danni strutturali a seguito di due eventi criminosi».
«Dal canto mio – conclude Brandolini – ho sollecitato il Viceministro ad intervenire presso la direzione delle Poste affinché riveda la decisione tenuto conto che la San Mauro di oggi non è più quella del Pascoli ma una realtà dinamica che necessita di un servizio postale per l'intera giornata».

26 ottobre 2009

 

Chiusura dell'Ufficio Postale al Romagna Center, l'On. Brandolini interroga il Ministro dello Sviluppo Economico: «La scelta della Società Poste Italiane crea un grave danno all’economia di un territorio giovane e dinamico»

A seguito della chiusura dell'Ufficio Postale che si trovava presso il centro commeciale Romagna Center, l'On. PD Sandro Brandolini presenterà oggi, martedì 15 settembre, al Ministro dello Sviluppo Economico un'interrogazione a risposta scritta in commissione per sollecitare la riapertura pomeridiana dell'Ufficio di San Mauro Pascoli.
«A seguito dell’apertura dell’Ufficio Postale presso il Centro Commerciale Romagna Center – spiega Brandolini nella sua interrogazione – furono ridotti gli orari di apertura dell’Ufficio Postale di San Mauro Pascoli, provocando indubbie difficoltà e disagi ai cittadini e alle attività operanti nel territorio comunale. Oggi – prosegue Brandolini – la chiusura dell’UP ubicato presso il Centro Commerciale, non accompagnata da un incremento degli orari di apertura dell’UP di San Mauro Pascoli, ha aggravato ulteriormente le difficoltà in quanto si riduce un servizio pubblico fondamentale ed essenziale sia per i cittadini che per le attività produttive e commerciali del territorio».
«San Mauro Pascoli ha una popolazione superiore ai 10.000 abitanti ed è il centro di un Distretto Calzaturiero di alta qualità, dove operano e risiedono alcune delle più importanti realtà produttive del settore. La scelta della Società Poste Italiane crea dunque un grave danno all’economia di un territorio fra i più giovani e dinamici del Paese. Per questo motivo – conclude Brandolini – chiedo al Ministro delle Attività Produttive quali iniziative intenda porre in essere per sollecitare la Direzione dell’Azienda Poste Italiane a ripristinare al più presto l’orario di apertura pomeridiano dell’Ufficio Postale di San Mauro Pascoli al fine di assicurare, in un momento particolarmente difficile per l’economia, un servizio efficiente ai cittadini e alle attività produttive che operano nel territorio sanmaurese».

14 settembre 2009